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venerdì 20 gennaio 2012

Riflessioni sul Fermo Sicilia.

Sono una studentessa di Economia a Catania.Come molti altri miei compaesani,subisco questo sciopero.Le ragioni,su molti aspetti condivisibili,non giustificano però le modalità con cui questa rivolta viene portata avanti.Non sono ancora entrata nel mondo del lavoro e non ho una famiglia da mantenere,pertanto le ragioni che mi spingono a scrivere sono molto diverse da quelle che potrebbero avere padri e madri di famiglia,tuttavia mi sento in dovere di apportare un mio contributo a queste vicende che avranno sicuramente un risvolto storico non indifferente.Noi giovani,e mi riferisco principalmente agli universitari della nostra città,cosa stiamo facendo in questi giorni di fuoco?Alcuni istituti superiori stanno aderendo a questo sciopero,ma ancora non si è sentito parlare di università.In realtà,però,siamo noi quelli più prossimi all'attività lavorativa e in quanto tali dovremmo mostrare più preoccupazioni a riguardo.Agitarsi e farsi prendere dal panico di certo non aiuta,informarsi e partecipare con giudizio probabilmente si.Uno dei disagi maggiori che ci sta colpendo è sicuramente la difficoltà nell'utilizzo dei mezzi di trasporto,per noi fondamentali.Le città sono paralizzate,siamo letteralmente sequestrati all'interno delle mura cittadine e mi chiedo come questa possa essere una manovra accettabile.Gli studenti fuori sede rischiano di saltare appelli di esami,con complicazioni nella carriera che sembrano non interessare nessuno.Relativamente alla mia facoltà,un numeroso gruppo studentesco,di cui faccio parte,ha smosso mari e monti nella speranza,che sembrava vana,di ottenere prolungamenti.Fortunatamente per noi le cose sembrano essersi risolte,i professori hanno acconsentito alle nostre richieste legittime,ma molti altri disorganizzati o forse semplicemente meno fortunati continuano a riscontrare problemi.La paralisi determinata dal blocco di strade e autostrade sta avendo più conseguenze di quelle che ci si aspettava.Sinceramente non credo che così facendo si ottenga qualcosa di concreto e duraturo.Il popolo che si ribella è sempre un forte segno,ma ci siamo chiesti se le richieste avanzate abbiano tutte la concreta possibilità di essere accettate,ci siamo chiesti se il modus operandi sia legittimo,legale?Come possiamo pretendere giustizia se per primi stiamo svolgendo il tutto nella totale anarchia.Si tratta di una guerra tra poveri,le perdite economiche stanno decretando il fallimento del nostro sistema già fortemente compromesso dall'inefficienza nella gestione delle risorse.A chi pensate che  importi se le nostre fabbriche stanno subendo danni di milioni di euro ogni giorno,se le merci e i prodotti ortofrutticoli stanno marcendo.Le vittime siamo sempre noi e adesso anche i carnefici.Il Medioevo sembrava un'era lontana,ormai dimenticata,la vita ci sorprende sempre e troppo spesso ci  prende a schiaffi.Il movimento dei Forconi dimostra come l'ignoranza e la rabbia non siano un buon connubio,le rivoluzioni non dovrebbero esser più fatte con la forza,il potere della ragione avrebbe dovuto condurci alla vittoria.Appelliamoci ai diritti costituzionali,alle leggi che dovrebbero cautelarci.Se amiamo la nostra terra dovremmo avere la capacità di salvarla dal baratro con metodi che seppur moderati potrebbero rivelarsi più efficaci.Da qui la necessità di appellarmi ai miei coetanei,a chiunque condivida la mia posizione.Anche gli scioperi vanno gestiti con criterio,affinché i libri di economia non ne parlino come spreco di tempo,affinché non vengano ignorati dalle istituzioni.A causa di uno Stato fantasma,lo Stato diventiamo noi cittadini,riprendiamoci la libertà,cercando di   coinvolgere direttamente le autorità creando disagi a loro e non alla popolazione.La rivolta deve avvenire nelle menti dei siciliani,pretendendo giustizia,ottenendola con dignità e legalità.
Federica Milazzo.

lunedì 2 gennaio 2012


PIAZZA ARMERINA I GIOVANI SI INCONTRANO PER PARLARE DI POLITICA: POCHE IDEE E CONFUSE.


Servono proposte concrete e rivoluzionarie altrimenti si rischia che sia la ‘’vecchia’’ politica a cambiare i giovani

Piazza Armerina i giovani si incontrano per parlare di politica: poche idee e confuse.
Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi dei giovani che al Circolo di Cultura di Piazza Armerina si sono riuniti per parlare di politica, di come cambiarla e di come farle riassumere il ruolo centrale che in una società civile dovrebbe avere. Se da una parte c’è da esprimere un parere più che positivo sul fatto che in qualche maniera si tenti di trovare una soluzione al problema, dall’altra c’è da sottolineare la pochezza delle proposte, basate nella maggior parte su argomenti “vecchi” e sullo scontro generazionale. Non credo che discussioni a questo livello , per quanto estese e generalizzate, possano portare a soluzioni diverse da quelle adottate nel passato per tentare di realizzare un cambiamento. E’ vero che lo sforzo di tante giovani menti  tra qualche anno porterà un rinnovamento nella politica, ma è anche vero che partendo dai presupposti espressi negl’interventi al Circolo di Cultura si finirà per “cambiare tutto per non cambiare niente”.
Sono molto scettico sui “rottamatori” e i vari gruppi di “indignati” perché , per quanto mi sforzi, non sento proposte costruttive , ma solo critiche. Non credo che il problema centrale possa essere risolto individuando chi sia a dominare la scena politica dell’ennese o come sia stata finanziata la campagna elettorale di Lombardo o la scarsa qualità dei politici locali. Su questi argomenti sappiamo tutto e nulla ci può assicurare che all’interno dei movimenti giovanili non vi siano già i nuovi Crisafulli, Galvagno e Lombardo.
Chi organizza questi incontri dovrebbe avere in primo luogo l’onestà intellettuale di avvisare i ragazzi che l’argomento non può ridursi ad avere come oggetto il semplice ricambio generazionale che per quanto auspicabile non risolve ne moralizza. L’argomento principale dovrebbero essere “le regole del gioco” che, da tempo, non funzionano più perché obsolete rispetto ad una classe dirigente ormai in grado di piegarle ai propri interessi. Inoltre se la lotta “trasversale” dei giovani si limiterà a cercare posizioni rilevanti all’interno dei partiti è più probabile che sia la politica a cambiare loro che loro a cambiare la politica.
Occorrono dunque proposte “rivoluzionarie” che siano innovative, che consentano ai cittadini di sentirsi attori di una democrazia partecipata e non semplici spettatori votanti. Occorre lottare su un livello diverso rispetto a quello espresso dai giovani nella riunione al Circolo di Cultura. Invece di utilizzare quel tempo per fotografare una situazione di degrado che è sotto gli occhi di tutti sarebbe stato più utile impiegarlo per avanzare delle proposte concrete.
Ed è per questo che il primo vero problema è rappresentato dal trovare gente , più o meno giovane dal punto di vista anagrafico, che abbia idee e soluzioni innovative. Magari la prossima riunione potrebbe avere come tema “Dieci proposte concrete per cambiare la politica” così da potersi misurare sulle idee e non sulle critiche, molto spesso qualunquiste, che camminano ancora con le gambe della vecchia politica.
Nicola Lo Iacono

domenica 1 gennaio 2012



 

UN 2012 CON TANTI SACRIFICI. ECCO DA DOVE ARRIVA LA CRISI.


Si sarebbero in parte potuti evitare solo se si fosse agito al momento opportuno. Classe dirigente incapace

Un 2012 con tanti sacrifici. Ecco da dove arriva la crisi.
Le previsioni più ottimistiche per il 2012, e non parlo dell’oroscopo, confermano che sarà un anno difficile per tutti. Sacrifici e rinunce saranno all’ordine del giorno. D’altra parte anche questo Natale è stato austero, meno regali , meno viaggi e forse anche meno cibo. In realtà questa crisi ci sta costringendo a cambiare almeno in parte il nostro stile di vita, a ponderare bene le spese e ad evitare gli sprechi. In che misura il “giocattolo” si sia rotto è ancora troppo presto per dirlo, ma è chiaro che l’economia moderna  basata sul consumismo si è  rivelata fragile nel momento in cui si è puntato sulla crescita attraverso la spesa non solo del reddito presente ma anche di quello futuro. In soldoni: si è chiesto alle famiglie di indebitarsi pur di sostenere lo sviluppo economico e si è dato al sistema finanziario la possibilità e gli strumenti per sostenere in maniera artificiosa questo circuito perverso per alcuni, virtuoso per altri, consentendo alla finanza di scavare, attraverso le banche, un solco profondo tra economia reale e economia monetaria.
In pratica il sistema è stato drogato attraverso i cosiddetti “titoli tossici” ovvero titoli provenienti dall’indebitamento di famiglie e aziende , non più recuperabili, che hanno acquisito un valore di mercato indipendente dal valore reale. Scoppiata la crisi nel 2008 con il fallimento di alcune banche, i cui bilanci erano “gonfiati” da questi titoli, pian piano è stata l’economia reale a farne le spese, prima colpendo le aziende e poi, nell’ultimo anno, anche gli stati e le famiglie. In che maniera questo passaggio sia avvenuto è di facile interpretazione: le banche hanno ridotto l’accesso al credito costringendo famiglie e aziende a diminuire spese e investimenti e  riducendo così il prodotto interno lordo con un conseguente indebitamento degli stati. Ma qui il discorso diventerebbe troppo tecnico. La ricetta per uscire dalla crisi non ne semplice , ne indolore. Occorre ridurre la spesa pubblica, aumentare le tasse e inventarsi misure a sostegno dell’economia che abbiano costo zero. Parlo, ad esempio,  delle liberalizzazioni o della ristrutturazione della macchina amministrativa. Bisognerà però abbattere grandi resistenze come quelle provenienti dalle lobby e dalla politica. Sappiamo tutti cosa è successo quando Monti ha tentato di liberalizzare la vendita dei farmaci di categoria C  e quali sono le reazioni del mondo politico al tentativo di eliminazione delle province.
Resta il rammarico che tutto questo si poteva in parte evitare. Quando Silvio Berlusconi affermava qualche anno fa che la crisi era passata e che l’Italia ne era uscita prima e meglio degl’altri stati era quello il periodo in cui sarebbe stato necessario prendere in mano con decisione le sorti dell’economia, iniziando a mettere in atto tutta una serie di misure che in quel momento non avrebbero prodotto gli effetti negativi sulle famiglie e sulle aziende che stanno producendo adesso.
Ma proprio in quel momento , così come accadde durante la caduta dell’Impero Romano, mentre a Roma si organizzavano orge e feste e si dissolveva lo splendore dell’antica città tra l’incuria e l’incapacità governativa della classe dirigente, i nostri politici alla guida del Paese mistificavano e nascondevono i problemi .
A noi adesso non resta che stringere i denti e prepararci ai futuri sacrifici sperando che nella maggior parte della gente si siano impresse le immagini di un Bossi con il dito medio alzato e di un Berlusconi sorridente tra le sue concubine mentre l’Italia precipitava verso il baratro. Errare è umano, perseverare è diabolico.
Nicola Lo Iacono

domenica 23 ottobre 2011

Una nuova iniziativa editoriale di StartNews : “L’Agorà di Piazza Armerina”



Uno spazio virtuale per favorire il dialogo e parlare dei problemi della città… senza anonimi.


StartNews sta per lanciare un Blog dove sarà possibile esprimere le proprie opinioni. Nell’Agorà di Piazza Armerina, a differenza di altri Blog, i post verranno inseriti direttamente dai cittadini in maniera autonoma. Non vi saranno dunque filtri e censure. Per poter partecipare all’Agorà occorrerà comunque registrasi e identificarsi questo perché , come precisato nel regolamento, “I membri dell'Agorà non nascondono la loro identità. Non è possibile esprimere le proprie opinioni in maniera anonima perché riteniamo l'anonimato una forma di vigliaccheria che squalifica non solo chi l'utilizza ma anche chi ne consente un uso al fine della comunicazione.” L’Agorà di Piazza Armerina sarà dunque uno spazio virtuale in cui si discuterà dei problemi della città, delle soluzioni e , ci auguriamo, delle idee. L'agorà nasce dalle richieste dei cittadini ed a loro apparterà. StartNews si limiterà ad un controllo generale sul rispetto del regolamento e sul funzionamento tecnico del Blog. Ogni partecipante sarà identificato come “AUTORE” e si assumerà in prima persona la responsabilità giuridica delle proprie affermazioni.